11月14日
Non c'è neanche un ordine di tempo in queste parole...
Si sono accavallati giorni ed emozioni, e li ho lasciati qui. Volevo solo questo. Tanto già domani non avrebbe più importanza sapere se tutto questo l'ho scritto in un sabato mattina, o vissuto in un martedi qualunque...
Ed è arrivato. Oggi l'ho sentito, era lì che aspettava. Noioso e scostante come lo ricordavo.
L'ho riconosciuto mentre ero ancora in macchina, e mi è rimasto lo sguardo sospeso a pensare...
Sospeso... perchè dopo questi giorni di sole dentro, quasi a lui non ci pensavo più.
E guardavo avanti. Tra una goccia di pioggia che cadeva e il tergicristallo che la portava via...
Poi quante ne sono arrivate all'improvviso... quante gocce ho visto arrivare e spandersi davanti a me. Confondersi tra di loro e insieme scivolare via...
Peccato perderne così tante e non vederle più. Peccato, che magari erano pure belle. Peccato. Io non ci ho mai creduto alle cose uguali come gocce d'acqua... Non ci credo che a guardarle bene sarebbero state tutte uguali. Posso non crederci, vero?
E credere invece che ognuna possa anche essere diversa, sentirsi diversa come siamo diversi noi.
Che se ci fermiamo all'apparenza, siamo tutti uguali.
Che se non ci guardiamo dentro e ci scopriamo, siamo proprio uguali.
Siamo soltanto gente.

Autunno... e come ogni anno, l'ho visto divertirsi a dar calci alle foglie... a farle rotolare via sui marciapiedi... E vorrei potergli dire in faccia, ti piace? …non sai che rabbia mi fai...
Ho sfiorato un parco, questa mattina... lo sfioro soltanto e non ci passo mai dentro, non lo so perchè. E' vicino al posto in cui lavoro, ma non sono mai riuscito a sentirlo mio. A volte serve un motivo, a volte una piccola cosa. E non l'ho trovata ancora.
Due passi durante una pausa... Un quarto d’ora a respirare il sole...
Mi ostino a non pensarci, continuo a illudermi che lei sia ancora qui... Con il sole negli occhi a scaldarmi... Con il cielo azzurro a illuminarmi...
Lei, l'estate che ho nel cuore...
Lui, l'autunno senza cuore... o che non so mai ascoltare...
Ma stamani sorridevo, e tu che c'eri lo sai...
Tu... che sei arrivata lì con me e non lo so se hai capito, mentre ti indicavo quel mucchio di foglie ai lati della strada... Non so se mi leggi dentro abbastanza per capire che quel che stavo vedendo non l'avrei lasciato lì, ma l'avrei portato con me. Fin qui...
E che ci avrei portato anche te, tra queste righe, pensa che non lo sapevo neppure io… finchè non mi sono seduto qui e ho cominciato a scrivere...
Perchè quando sento, quando guardo e non ho soltanto gli occhi, non dò mai spiegazioni... nè per gli altri nè a me stesso...
Siamo tutti involontarie comparse in quel che vedo. Sono i pensieri giusti, poi, che ci rendono protagonisti...
Te l’ho detto come funziona... scatto una fotografia e poi aspetto che si muova, che affiorino momenti che riconosco. Ed anche questi pochi passi insieme, li ho visti bene e li ho chiamati serenità... Per questo li ho portati qui. Per questo ti ho guardata mentre frugavi nella borsa, cercando le chiavi per rientrare...
Domani ci sarà il sole.
Lo sorprenderò in mezzo alla pioggia e mi lascerò scaldare. Poi calpestando le foglie, le vedrò consumarsi poco a poco. E sarà di nuovo primavera... :)

LE FOGLIE MATTE
Le foglie matte si lasciano andare
dal soffio del vento si fan trasportare…
C'è quella gialla che gioca a palla
c'è quella rossa che fa una gran corsa
c'è quella marrone che fa un bel ruzzolone
e quella arancione che vola come un aquilone...
Solo la verde si tiene ben stretta
perché di cadere non ha proprio fretta...
C'era un cielo stupendo questa mattina. Quando sono uscito di casa il cielo era pieno di nuvole rosse…
Sembravano attaccate al cielo come calamite sulla porta di un frigorifero...
Pochi istanti e ho dovuto voltargli le spalle... che ero già in ritardo. Sette passate da qualche minuto. Ho fatto i soliti passi, le solite vie prima di salire in macchina. Sono passato davanti a un portone nel momento in cui un signore anziano stava già uscendo di casa... era distratto e non pensava al gradino da scendere... Ce n’era uno solo. D'istinto l’ho aiutato a restare in piedi, mentre barcollava con le braccia in avanti... Lo ricordo ed è come accadesse ora… nel presente. Lo vedo adesso. In qualche modo lo sorreggo e riesce a non cadere. Gli regalo due parole per tranquillizzarlo. E' rosso in viso e un pò spaventato... è andata bene, dice. Accenna un sorriso, resto un istante a guardarlo e gli sorrido anch’io, mentre lo lascio e mi allontano.
O con le stesse parole, potrei anche dire che mentre mi allontano, oggi sorrido...
E adesso ci ripenso e... è una cosa sciocca, ma se mi fossi fermato di più a guardare il cielo, probabilmente quel signore sarebbe caduto. Probabilmente si sarebbe fatto male. E probabilmente, oggi non avrei nemmeno sorriso così...